Al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, I Nemici del Drake racconta la sfida tecnica e sportiva tra Maranello e le grandi scuderie britanniche che hanno riscritto la Formula 1 tra gli anni Sessanta e Ottanta.
Entrare nella mostra I Nemici del Drake. Enzo Ferrari e le scuderie inglesi significa ritrovarsi davanti a una delle rivalità più affascinanti della storia del motorsport.
Dal 2 aprile all’11 ottobre 2026, il Museo Nazionale dell’Automobile di Torinoriunisce 23 vetture storiche, protagoniste di un’epoca in cui Ferrari dovette confrontarsi con alcune delle compagini britanniche più innovative e competitive del paddock.
Lotus, Tyrrell, Brabham e McLaren furono tra quelle realtà che Enzo Ferrari definiva spesso “garagisti”: costruttori indipendenti capaci, soprattutto tra gli anni Sessanta e Ottanta, di mettere seriamente in discussione la supremazia della Scuderia di Maranello grazie a intuizioni tecniche rivoluzionarie, progettisti visionari e fuoriclasse del volante.
La mostra, tuttavia, non racconta questa vicenda soltanto attraverso le monoposto. Accanto alle vetture trova spazio un percorso fotografico dedicato ai protagonisti che hanno segnato quegli anni: piloti, tecnici e uomini di squadra che hanno contribuito a forgiare il mito della Formula 1 moderna.
Le quattro protagoniste della pista
Tra i modelli esposti, quattro sono quelli davanti ai quali, personalmente, è stato difficile non fermarsi qualche minuto in più.
La prima è la Tyrrell 005 legata a Sir Jackie Stewart, una vettura che rappresenta alla perfezione uno dei cicli più gloriosi della squadra britannica.
Poco distante si trova la Lotus 72D di Emerson Fittipaldi, una delle monoposto più iconiche della Formula 1 degli anni Settanta, capace di trasformare in profondità i canoni progettuali di un’auto da Gran Premio.
Poi c’è la Brabham BT45, nata sotto la direzione tecnica di Gordon Murray e spinta dal dodici cilindri Alfa Romeo: un riuscito connubio tra scuola telaistica d’oltremanica e ingegneria motoristica italiana che restituisce intatto lo spirito pionieristico di quegli anni.
Infine spicca una monoposto che, più di tutte, trasmette all’istante il peso della propria leggenda: la McLaren MP4/5 del 1989.
Quella stagione vide Alain Prost conquistare il suo terzo titolo iridato al termine di un campionato tanto celebre quanto controverso, mentre dall’altra parte del box sedeva Ayrton Senna. Ammirarla dal vivo significa trovarsi al cospetto di un simbolo assoluto del duello più viscerale che la Formula 1 ricordi.
Il laboratorio tecnico della Ferrari
All’interno dell’esposizione trovano posto anche alcune monoposto di Maranello, tasselli chiave per comprendere l’evoluzione tecnica della Scuderia.
Tra queste figura la Ferrari 246 F1 del 1958, caratterizzata dal propulsore V6 montato anteriormente e portata in gara anche dal pilota belga Olivier Gendebien.
Accanto a lei, la Ferrari 156 del 1961 documenta il passaggio a una filosofia costruttiva inedita: il motore si sposta alle spalle del pilota, anticipando la strada maestra della Formula 1 del futuro.
Una sfida che attraversa il tempo
È proprio questo continuo dialogo tra visioni opposte a rendere la visita particolarmente stimolante.
Non si tratta di una semplice rassegna di pezzi storici, ma della testimonianza concreta di una stagione in cui il Circus cambiava pelle a ritmo serrato e una nuova generazione di costruttori inglesi lanciava la sfida aperta al punto di riferimento italiano per eccellenza.
A distanza di decenni, queste vetture continuano a narrare un periodo in cui ingegno, audacia e sperimentazione potevano trasformare una piccola officina britannica in una rivale capace di piegare il Cavallino Rampante sui tracciati di tutto il mondo.
Fino all’11 ottobre 2026, una pagina cruciale di quella memoria è custodita a Torino.












A cura e foto di
Guglielmo Casadei
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