Ammetto di aver aspettato a scrivere questo pezzo. Il MonteCarlo non è stato solo il ritorno alla vittoria di Solberg e un dominio Toyota, ma è stata la gara che ha riportato nel mondiale WRC Lancia con la nuova Ypsilon Rally2. Un esordio condito da tanti, troppi commenti sui social difficili da digerire. Ma andiamo con ordine.
Il Rally MonteCarlo, da che ne ho memoria, ha sempre aperto la stagione mondiale rallystica con prove spettacolari, anche se non più iconiche come un tempo. Quest’anno ho potuto assistere ai test in preparazione alla gara che si sono svolti qualche settimana prima: un mix di neve e fango che in molti non pensavano di poter incontrare in questo weekend, vista anche la passata edizione.
Il dominio Toyota e la sorpresa Solberg
Toyota era vista come la favorita assoluta e sin dallo shake down ha confermato le aspettative piazzando tutte le 5 Rally1 davanti alla concorrenza. Questo ha fatto pensare ai tanti fan che ci sarebbe stato uno scontro tra Evans e Ogier.
Invece, come il più classico degli underdog, a spuntarla è stato Solberg. Con una prova solida, Oliver ha dimostrato che non è solo figlio di Petter, ma un 24enne che potrà dire la sua e magari, perché no, vincere il mondiale.
Lancia Ypsilon Rally2: un esordio tra le polemiche
A catalizzare le attenzioni di tutto il pubblico nostrano è stato però un altro evento: l’esordio di Lancia in Rally2 con la nuova Ypsilon. Un debutto che ha scatenato una vera e propria faida social, riportando in auge uno dei problemi che maggiormente sta attanagliando il motorsport dell’ultimo periodo: il fanatismo.
Ma prima di parlare delle polemiche, ripercorriamo l’andamento sportivo del rally.
Dall’asfalto alla neve: l’orgoglio italiano
La gara comincia subito forte per Toyota, con 5 auto ai primi cinque posti. Da quel momento è stato un monologo giapponese fino alla tappa numero 12, quando Hyundai ha portato a casa il miglior tempo.
Nelle due tappe successive, però, abbiamo visto al primo posto un pilota italiano con una Rally3. È la prima volta nella storia che succede: un evento straordinario in un mondiale dove la distanza tra le tre classi è ampia. Matteo Fontana, già campione WRC3 nella stagione 2025, sta dimostrando quanto il movimento rallystico italiano stia risorgendo, riportando l’Italia in cima al rally mondiale.
Non dobbiamo dimenticarci nemmeno di Roberto Daprà e della sua Skoda Fabia Rally2. A fine Montecarlo si è arrampicato fino all’ottavo posto finale (grazie anche ai ritiri delle Rally1) e secondo di categoria, dando l’impressione che si possa giocare il titolo con la C3 di Rossel e le Ypsilon.
Le condizioni del tracciato hanno senza dubbio aiutato Fontana a vincere i due stage, ma rimane un fatto: i due piloti italiani hanno dimostrato di meritare un posto nei rally che contano.

“Non è una vera Lancia”: analisi di una critica
Arriviamo al vero punto che ha infiammato i social: il ritorno di Lancia. Un ritorno atteso da molti e criticato da tanti altri. Ma perché?
Il filo conduttore dei commenti è uno solo: “Non è una vera Lancia”. Mi sono fermato a pensare a questa frase. Cos’è una vera Lancia?
La storia della casa è complessa:
- Se pensiamo alla Delta (“La Regina”), dovremmo ricordare che il cuore era Abarth; le auto dalla 037 in poi erano delle Abarth con marchio Lancia.
- Oggi ci troviamo davanti alla nuova Ypsilon: molti la definiscono una 208 (stradale) o una C3 (Rally2).
- La definiscono un’auto francese con marchio italiano, “una bastarda” senza senso di esistere.
La realtà è diversa. Ormai Lancia, Alfa Romeo e Fiat sono nel gruppo Stellantis assieme a Peugeot, Citroen, Jeep, Dodge e Maserati. C’era la necessità di rilanciare il marchio torinese e il modo migliore per farlo è puntare sulla storia. Lancia ha una storia legata a doppio filo con i Rally: la decisione di correre con una Rally2 (visti i costi e il cambio regolamentare del 2027) è logica.
Montecarlo 2026: il bilancio finale
L’esordio di Lancia al Monte 2026 è stato tecnicamente convincente: la consulenza di Miki Biasion è stata senza ombra di dubbio essenziale. Tuttavia, i piloti scelti per il team 2026 hanno fatto storcere il naso ai tifosi che volevano italiani al volante.
Nonostante la macchina veloce, gli errori dei piloti hanno eliminato la vettura dalla lotta alla vittoria di categoria. Questo non ha fatto altro che aizzare quei tifosi che non vedevano l’ora di uno scivolone per confermare le loro critiche. A fine gara, le pagine Facebook sono piene di commenti al vetriolo su una macchina appena nata, su uno sponsor “sbagliato” e su piloti con un tricolore non italiano.
Il vero problema è un tifo che, mutuato dal calcio, non riesce più ad essere obiettivo. Lo abbiamo visto con Ferrari nel 2025 e con Norris; ora tocca a Lancia. Anche se vincerà, avrà comunque “sbagliato” perché non è quello che i nostalgici vogliono.
L’unica cosa da dire è: Forza Lancia, Forza Daprà e Forza Fontana. Dimostrate che l’Italia e l’italianità sono tornate nei rally per vincere e non per fare commenti sui social.

A cura di
Andrea Munaretto
Video e Foto Curtesy
WRC
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